28 Settembre 2026
Il sinistro discorso di Netanyahu all’ONU conferma l’isolamento di Israele
Netanyahu all’ONU tra gelo internazionale e tensioni con gli USA
Di Fulvio Rapanà
Quando Benjamin Netanyahu ha fatto il suo ingresso nell’aula dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite a New York, si è trovato di fronte a un’accoglienza gelida. Molti leader mondiali, nei loro interventi precedenti, avevano criticato apertamente Israele e più volte erano risuonati i termini genocidio e crimini di guerra . Il sindaco di New York aveva persino minacciato di arrestarlo. Netanyahu sa perfettamente l’evidenza peggiore: Israele ha meno amici in entrambi i partiti a Washington. Nemmeno il suo amico, vero o presunto , Donald Trump, l’ha incontrato. Stando a quanto riferito da due funzionari statunitensi che hanno chiesto l’anonimato, entrambe le parti hanno concordato di attribuire ciò a problemi di programmazione legati alle festività ebraiche e al fatto che Trump ospita a Washington il presidente cinese Xi Jinping.
Netanyahu baldanzoso e sprezzante ma sa che l’aria è già cambiata
Bibi ha tenuto un discorso combattivo ad un’Assemblea Generale semideserta nel quale ha difeso le guerre a Gaza, in Libano e in Iran definendole una “battaglia contro i barbari“, ha accusato i numerosi critici del suo Paese di essere degli ipocriti: “combattiamo anche per molti di voi” e rivolgendosi direttamente ai manifestanti, anche ebrei, che si trovavano fuori dall’edificio, ha chiesto loro: “ dove eravate quando le forze di sicurezza iraniane hanno ucciso migliaia di persone che manifestavano contro il regime a Teheran nel gennaio scorso. A chi mi contesta in quest’aula o per la strada o al sindaco antisemita di New York, dico questo: Vergogna!, Vergogna per aver distorto i fatti. Vergogna per aver invertito vittima e aggressore. Vergogna per aver sputato in faccia alla verità”. Netanyahu ha criticato aspramente il sindaco di New York Zohran Mamdani, il primo sindaco musulmano della città, che ha definito Netanyahu un “criminale di guerra” e in passato ne ha chiesto l’arresto. Le cronache raccontano che fuori c’erano più manifestanti ebrei contro Netanyahu che a favore, oltre ai sempre più numerosi ebrei ultraortodossi che nelle zone di Brooklyn e del Queens, in cui vivono, hanno issato le bandiere palestinesi davanti alle abitazioni. Brad Lander, uno dei principali alleati di Mamdani e candidato democratico alla Camera, ha definito “ripugnanti” gli attacchi di Netanyahu al sindaco. “L’antisemitismo è in reale aumento e occorre una vera strategia per contrastarlo”, ha affermato Lander, che è ebreo, “il fatto che Netanyahu strumentalizzi cinicamente le accuse di antisemitismo invece di assumersi la responsabilità dei propri crimini rende gli israeliani e gli ebrei americani meno sicuri”. Prima di Netanyahu ha parlato il leader palestinese Mahmoud Abbas , leader dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina e dell’Autorità Palestinese, attraverso un discorso video preregistrato in cui condannava le azioni israeliane a Gaza e in Cisgiordania definendole “un malvagio piano coloniale” volto a costringere i palestinesi ad abbandonare la loro terra. Ha esortato i leader mondiali a frenare Israele e a “garantire la fattibilità della soluzione dei due Stati”. Sotto le pressioni delle lobby sioniste, il Dipartimento di Stato, il cui Segretario, Marco Rubio, è apertamente sionista e spera che gli basti per diventare il possibile prossimo Presidente, per il secondo anno consecutivo, ha negato a Mahmoud Abbas il visto per recarsi a New York, accusando i funzionari palestinesi di tentare di “internazionalizzare il conflitto israelo-palestinese”, anche portando i casi davanti ai tribunali internazionali.
Netanyahu è ripartito subito, non prima di avere strigliato duramente i rappresentanti delle lobby ebraiche sioniste: “ se cado io, Israele rischia di scomparire come stato ebraico in 10 anni e poi toccherà a voi scomparire sommersi dalla piena antisemita che si sta accumulando. Solo Israele e le sue capacità di difendersi e difendervi nel mondo, rappresentano l’argine alla prossima shoah”. Scrive Brent Stevens, ebreo sionista, sul NYT : “ Netanyahu e i partiti di destra vogliono la distruzione totale dell’Iran e possono pensare di farlo solo utilizzando gli Stati Uniti prima delle elezioni di midterm o quantomeno prima delle elezioni presidenziali del 2028. L’Iran non rappresenta una minaccia militare all’esistenza di Israele, ma una minaccia mortale per il sionismo. Già ora i cervelli migliori stanno emigrando in migliaia da Israele perché valutano che la vita e le attività economiche in una nazione marchiata di colonialismo, razzismo, deportazioni e genocidio siano diventate troppo difficili. Se il sogno di una grande Israele ben impiantata nei luoghi biblici, con una proiezione in tutto il Medio Oriente, non ha più la possibilità di essere realizzato perché vi è una o più potenze musulmane che lo impediscono, i sionisti temono di finire come i Crociati che ad un certo punto se ne andarono”. Per essere precisi se ne andarono anche gli eserciti musulmani, lasciando quasi vuota quella zona ,che ora chiamiamo Palestina, incontesa per 10 secoli.
Trump può solo riprendere la guerra ma l’Iran potrebbe anticiparlo
La presa delle lobby sioniste sull’amministrazione Trump è totale, per cui ritengo molto probabile una ripresa della guerra. Voci poco attendibili, che valgono più come depistaggi, parlano di colloqui “fruttuosi” su una serie di punti presenti nel Memorandum d’Intesa, firmato a maggio, compresi lo status di Hormuz e il nucleare, per il quale Prèskyan ha dichiarato, a New York, che “l’Iran è disposto a ricevere gli ispettori dell’IAE”. Tutte cortine fumogene che per certi versi rafforzano anche il consenso internazionale dell’Iran che può dimostrare di essere, ancora una volta, disponibile alla trattativa rispetto ad una rinnovata intransigenza degli Stati Uniti. Per quanto può valere il mio parere, aspettare sia per Trump che per l’Iran l’esito delle elezioni di metà mandato è un errore strategico. Per Trump, se dalle elezioni dovesse risultare anche la sola perdita della Camera, la ripresa della guerra porterebbe ad una guerriglia congressuale alla quale parteciperebbero, oltre a quasi tutti i democratici, anche alcuni esponenti repubblicani, con una serie di richieste di impeachment che logorerebbero l’attività di Trump, e ne minerebbero l’ego smisurato e il narcisismo opportunista che lo alimentano. Si sta facendo largo fra i nuovi repubblicani, che non hanno voluto l’appoggio elettorale di Trump, la convinzione che è arrivato il momento di andare oltre Trump e riportare il partito nell’ambito politico del cinquantennale conservatorismo americano.
Per molti analisti militari americani, compresi quelli dell’Eisenhower Media Network, i segnali di rigidità di Trump darebbero agli iraniani le ragioni e l’occasione per una loro gestione dell’escalation militare. Per Anthony Aguilar, ex colonnello di fanteria, e sulla stessa linea altri esperti di strategia e geopolitica, solo per citarne alcuni: Chas Freeman, ex ambasciatore USA in Arabia Saudita, Richard Wolff professore all’università del Massachusetts, Lawrence Wilkerson generale in pensione e ex capo di gabinetto del Segretario di Stato americano Colin Powell, John Mearsheimer Professore presso l’Università di Chicago , l’Iran ha sotto tiro le ultime basi americane in tutto il Medio Oriente e potrebbe distruggerle prima che gli Stati Uniti riprendano l’iniziativa militare.
Se l’Iran è semidistrutto e gli Stati Uniti molto ammaccati anche Israele è messa male
Tamir Pardo, ex capo del Mossad , che insieme a ex generali e alti ufficiali che hanno visitato i villaggi di Burin e Hamra in Cisgiordania, ha denunciato torture, umiliazioni e terre confiscate ai palestinesi sotto lo sguardo del governo. “Lo Stato sceglie di ignorare l’orrore e qui getta le basi per il prossimo 7 ottobre. Mia madre è sopravvissuta all’Olocausto e ciò che ho visto mi ha ricordato gli eventi avvenuti contro gli ebrei nel secolo scorso, in un Paese molto sviluppato. Quello che ho visto oggi mi ha fatto vergognare di essere ebreo”. Se ciò non bastasse , 600 ex capi dell’intelligence, della polizia e dell’IDF scrivono a Trump per fare pressione su Netanyahu: “la guerra a Gaza non è più giusta. Ci sono momenti che rappresentano una bandiera nera in cui bisogna restare fermi e dire: fin qui e non oltre. È il momento di andare di fronte a Netanyahu a dirglielo”. Per Dalia Scheindlin di Haaretz : “ Netanyahu si disinteressa di tutto questo, perché l’Israele di oggi plaude apertamente ai crimini di guerra. Cavalca l’onda politica ed emotiva prevalente in Israele per vincere le elezioni ed evitare sia la galera, per la condanna di corruzione, sia una commissione d’inchiesta sul 7 di ottobre, ora che escono continuamente conferme che varie intelligence, qatariota, OLP ed egiziana , dichiarano di avere avvertito il Mossad che si preparava un grosso attentato per i primi giorni di ottobre 2023”. È sempre la solita destra.


