Mettiti in comunicazione con noi

19 Aprile 2026

Santi Cosma e Damiano, l’orrore è fuori da quella casa

Oltre la denuncia social: servono soluzioni concrete contro l’indifferenza strutturale.

Pubblicato

su

Di Pierdomenico Corte Ruggiero

La denuncia via social. Un post, un video per segnalare o per, appunto, denunciare ciò che non funziona. Uno strumento moderno che ha sostituito la petizione. Siamo abituati a vedere dirette e video sempre più crudi, sempre più senza filtri, nati per smuovere istituzioni e coscienze.

Come nel caso dei video girati — perdonate la terminologia da boomer cresciuto con l’analogico — a Santi Cosma e Damiano dall’attivista per la tutela degli animali Enrico Rizzi e dal deputato Francesco Emilio Borrelli. Video che mostrano una situazione molto critica: tre persone che vivono con decine di gatti (alcuni morti) e qualche cane, in una condizione di sporcizia ed estremo degrado. Una situazione decennale che le autorità avevano affrontato con delle ordinanze rimaste, però, lettera morta.

Dopo l’intervento di Rizzi e Borrelli, le autorità sono finalmente intervenute: segno che agire si poteva e si doveva, velocemente. Una parte dei gatti è stata portata via insieme alla sporcizia; la casa è stata sanificata.

Quell’abitazione è stata definita la “casa degli orrori”. Una definizione di facile presa, che però non rispecchia appieno la dinamica che ha portato a quanto denunciato. Sicuramente lì vivono persone con necessità di supporto continuo e di comprensione. Perché per risolvere i problemi bisogna comprendere, non giudicare.

Invece, dopo queste segnalazioni social — meritorie nelle intenzioni — arrivano migliaia di post con giudizi spesso impietosi, se non addirittura violenti. I social diventano un Colosseo moderno, dove ciascuno, comodamente seduto a casa, può alzare il pollice e decidere se condannare. Questo può creare un clima di odio che, quello sì, fa orrore.

Una volta si cercava “un giudice a Berlino”; oggi non serve spostarsi tanto: basta fare appello ai social. Esiste poi una considerazione cruciale: queste denunce risolvono strutturalmente i problemi? Molto spesso no, ed è normale che sia così, visto che non è compito dei cittadini risolvere problematiche complesse.

Però il canale digitale può contribuire a creare un clima costruttivo, andando oltre la mentalità “usa e getta” che affronta un caso per poi dimenticarlo un istante dopo. Ad esempio, nei prossimi mesi qualcuno seguirà, anche mediaticamente, le vicende delle tre persone che vivono nella casa di Santi Cosma e Damiano?

La scintilla che viene dai social va bene, ma a che serve se non crea un qualcosa di virtuoso e stabile? Le visualizzazioni sono facili da ottenere in tempi in cui conta solo essere visibili. Ma l’orrore arriva veramente quando si trascura l’invisibile. Abbiamo strumenti tecnologici che nessuno, prima di noi, ha mai lontanamente immaginato. Però, come vogliamo usarli? Per alimentare una facile indignazione o per mettere in collegamento le persone di buona volontà e creare soluzioni concrete?

Quando una diretta social finisce, siamo noi a decidere. Possiamo lasciarci andare a un po’ di commozione per poi passare oltre, o chiederci: “ma ora che il telefono è spento e tutti se ne vanno, cosa accadrà?”.

Possono cambiare i tempi, può migliorare la tecnologia, ma rimane costante un insegnamento della Storia: gli orrori nascono sempre dall’indifferenza.

Riproduzione riservata ©