02 Novembre 2026
La calce e il dado, il semestrale di critica letteraria contro la letteratura di superficie

Di Pietro Fabris
Il numero quattro della rivista semestrale “La Calce & il Dado” è stata presentata il 23 ottobre presso la libreria Monbook, di via Crisanzio 16, a Bari. Una rivista di approfondimenti, di percorsi, di critica, di recensioni, dove poesie e la narrativa sono pagine illuminate da fasci di sole di un Sud che sa far splendere le proprie facciate di case in calce viva; dove passione e autorevolezza sono indice per sentieri di riflessione con righe ocra, segno di terra accogliente e consapevolezza: simbolo di saggezza e desiderio di condivisione.
C’è bisogno di riviste letterarie capaci di distinguere la sostanza dall’apparenza, la ricerca autentica dalla sua contraffazione mondana. Pubblicazioni che esercitino la tolleranza zero verso la pseudocritica, la poesia di maniera, la saggistica senz’anima, le pagine ridondanti, elenchi ritagliati, parole in posa, spesso ridotte a pretesto per alimentare l’egotismo di chi confonde la reputazione con il valore e l’esibizione con il pensiero. Tolta la cipria delle competenze ostentate, non di rado resta ben poco.
La Calce & il Dado nasce, e si conferma, come un inciampo per i sedicenti dottori delle lettere. Le sue righe, spigolose e affilate, non concedono riparo alle formule consunte né indulgenza alle vanità. Invitano, piuttosto, a misurarsi con la parola setacciata, a verificarne il peso, a riconoscere nella scrittura non un ornamento dell’io, ma un esercizio di conoscenza e competenza.
Il quarto numero del semestrale rinnova questa vocazione. Come un solido geometrico, il dado possiede facce, dimensioni, spessore: una forma che impone misura e restituisce equilibrio. La calce, invece, lega, consolida, costruisce, favorisce adesioni al bello. Nell’incontro fra questi due elementi si può leggere la cifra della rivista: dare struttura al pensiero, comporre le differenze senza annullarle, edificare pagine capaci di reggere il peso dei temi e la responsabilità delle parole.
La letteratura, quando è tale, non si accontenta di occupare spazio. Cerca un’altezza, pretende disciplina. Non ha bisogno di fumisterie verbali che tuonano annunciando piogge feconde e si dissolvono al primo vento; né di fuochi fatui che, per un istante, simulano l’originalità e subito precipitano nell’oblio. L’opera autentica non abbaglia ma illumina. Non moltiplica il rumore: affina l’ascolto.
In un tempo che premia l’apparire e trasforma spesso la cultura in una fiera della vanità, occorrono luoghi di confronto sottratti alla seduzione degli specchietti per le allodole. Porti franchi, dove il pensiero possa attraccare senza naufragare nelle secche del conformismo o ritrovarsi, infine, relitto sulle spiagge dell’isolamento. Perché anche la letteratura subisce le logiche del mercato, e non sempre ciò che vende lascia una traccia; non sempre ciò che raccoglie applausi merita memoria.
La Calce & il Dado invita a restituire alla cultura il suo compito più alto: riconoscere le voci che sanno farsi necessarie, dare spazio alle figure che, lontane dal clamore, restano fari nell’oceano del consumismo. Voci che custodiscono il sale dell’intelligenza e il sapore dell’anima; che aiutano a sciogliere il bandolo della matassa interiore, là dove il tormento intellettuale incontra la domanda di senso.
È una rivista esigente, dunque, forse scomoda. Non per questo esclusiva, ma insofferente verso il dozzinale e il grossolano quando pretendono di occupare, in nome di una cultura ridotta a vetrina, gli spazi destinati alla ricerca. A chi si accontenta di miraggi offre poco; a chi cerca onestà intellettuale, timbro, intonazione e una casa dalle solide colonne, architravi può offrire molto.
Tra le sue pagine si apre una locanda del pensiero: un luogo in cui sostare, discutere, riprendere il cammino. Da lì si possono schiudere le verdi persiane della speranza e affacciarsi su orizzonti più larghi, terrazze dove il pensiero respira e i versi ritrovano l’accordo con il cuore. Perché ogni parola degna di essere scritta dovrebbe portare in sé un’eco, raggiungere una riva, farsi pane per la fame di realtà e di ciò che la oltrepassa.
La cultura è un viaggio, talvolta solitario, che domanda rigore e insieme fiducia; è la capacità di riconoscere, nel disordine del mondo, una direzione possibile.
La Calce & il Dado sta da questa parte. Dalla parte di chi non scambia il clamore per la voce, l’accumulo per la ricchezza, l’ambizione per la grandezza; dalla parte di chi sa che la letteratura è necessità, un modo di stare al mondo senza smettere di interrogarlo. Un modo per essere, di cercare, ostinatamente, una parola, un termine, la virgola che meriti di restare, che faccia la differenza.


