01 Novembre 2026
Il mistero di Erika Ansermin: la ragazza svanita nel nulla a Pasqua
Il mistero di Erika, svanita a Pasqua 2003. Tra paure e segreti?

Di Pierdomenico Corte Ruggiero
Qual è il nostro vero io? La persona che vediamo riflessa nello specchio o l’immagine che gli altri hanno di noi?
Abbiamo più paura di deludere noi stessi o le persone care?
Sembrano domande tratte da testi di filosofia o dal divano di uno psicoanalista, ma a volte trovano spazio anche nella cronaca nera. Accade, ad esempio, quando scompare una brillante donna di 27 anni.
Il giorno di Pasqua del 2003, il 20 aprile, Erika Ansermin esce dalla casa dei genitori ad Aosta. Deve raggiungere Courmayeur per pranzare all’Ermitage con il fidanzato Christian Valentini e la futura suocera, ma a quell’appuntamento non arriverà mai.
La sua Fiat Panda verde viene ritrovata parcheggiata a pochi metri dal centro abitato di Avise, a breve distanza da un ponte sul fiume Dora Baltea. Il paese si trova a ridosso della strada statale che collega Aosta a Courmayeur. La vettura è chiusa a chiave; sul sedile anteriore del passeggero sono adagiate la giacca e la borsetta, contenente il cellulare spento, i documenti e il bancomat. Un dettaglio risulta subito anomalo: la Panda ha la parte anteriore rivolta verso il ponte e non verso il centro abitato, come sarebbe stato naturale provenendo dalla statale.

Dopo l’allarme lanciato dal fidanzato, partono le ricerche e le indagini. La prima ipotesi è il suicidio: la ragazza potrebbe essersi lanciata dal ponte. Tuttavia, nonostante ricerche accurate, il corpo non si trova. Inoltre, secondo la famiglia, Erika non aveva alcun motivo per togliersi la vita.
Ma chi era Erika Ansermin? Nata in Corea del Sud nel 1976, viene adottata da papà Piero e mamma Carla, che in quel periodo vivono a Hong Kong insieme all’altra figlia adottiva, Elisa. Successivamente, la famiglia Ansermin si trasferisce ad Aosta. È una famiglia serena. Erika studia presso il liceo linguistico di Courmayeur, si diploma nel 1995 e si iscrive alla facoltà di Giurisprudenza. La sua strada, però, non è il diritto: decide di cambiare e si laurea in Lingue presso l’università di Chambéry, in Francia. Seguono esperienze di studio in Germania e in Inghilterra, finché, nel febbraio 2003, trova lavoro presso un’agenzia di moda a Milano.
Nella città meneghina vive con il fidanzato in un appartamento in via delle Orchidee. Christian Valentini è un praticante presso uno studio legale milanese, anche lui valdostano. Sono una coppia affiatata. Il 25 aprile è persino previsto un trasloco: ad aspettare Erika e Christian c’è un nuovo appartamento nel centro di Milano.
Sembra tutto perfetto, ma non è così. Negli ultimi tempi Erika nutre delle preoccupazioni. Si sottopone a un esame medico per accertare un’eventuale infezione da HIV. L’esame darà esito negativo, ma Erika non leggerà mai quel referto. Perché aveva una simile preoccupazione? Temeva di essere stata infettata dal fidanzato, oppure la potenziale minaccia veniva dal suo passato?
Nonostante ciò, il giorno di Pasqua del 2003 Erika appare serena, sia quando riceve a casa un amico di famiglia, sia quando riconsegna al Blockbuster di Aosta il DVD del film Bloody Sunday, noleggiato il giorno prima. Poi, parte verso Courmayeur per pranzare con il fidanzato Christian Valentini e la futura suocera.
Eppure, qualcosa di strano c’è: Erika lascia a casa dei genitori le chiavi e il prezioso orologio che portava sempre con sé.
Non arriverà mai a Courmayer.
Negli anni si sono susseguite innumerevoli ipotesi: omicidio, suicidio, allontanamento volontario. Si è persino ipotizzato che potesse essere finita vittima di Danilo Restivo, il serial killer che aveva già ucciso Elisa Claps in Italia e Heather Barnett in Inghilterra, e che era sospettato dell’omicidio della studentessa sudcoreana Jong-Ok Shin, coetanea di Erika.I sospetti hanno sfiorato anche il fidanzato Christian Valentini, morto prematuramente di tumore nel 2007. Tante piste, ma nessun indizio concreto.
Forse la scomparsa di Erika è indissolubilmente legata a quel test per l’HIV. Forse, lasciare le chiavi e l’orologio a casa è stato il suo modo per mandare un duplice messaggio: dire che il suo tempo con loro si era fermato e che non si sentiva “degna” di quella vita apparentemente perfetta.
Ha deciso di cambiare vita partendo dalla stazione ferroviaria di Avise? È stata uccisa perché dietro quel test c’era un segreto da difendere ad ogni costo? Oppure si è tolta la vita, non buttandosi dal fiume, ma perdendosi tra le montagne che sovrastano il ponte?
La risposta manca ancora, ma una triste verità emerge con chiarezza: a volte si può soccombere alla solitudine anche quando si è circondati dall’amore.


