20 Aprile 2026
Lula in Europa: diplomazia, democrazia e la disputa per il futuro
Lula in Europa: diplomazia, democrazia e l’imminente storico accordo Mercosur-UE.

Di Marlene Madalena Pozzan Foschiera
Mentre parte del mondo si chiude tra muri, guerre e autoritarismo, il presidente brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva si trova nel cuore dell’Europa — e non si tratta di un dettaglio di poco conto.
A 80 anni, Lula attraversa il continente con una determinazione che contrasta con l’immobilismo di molti leader più giovani. Ma non si tratta solo di energia personale. Si tratta di un progetto politico.
Tra il 17 e il 21 aprile 2026, il presidente sta portando avanti un’agenda strategica che tocca Spagna, Germania e Portogallo, accompagnato da una delle più grandi delegazioni ministeriali del suo governo: 15 ministri, oltre ai presidenti di BNDES (Banca Nazionale per lo Sviluppo Economico e Sociale), Fiocruz (Fondazione Oswaldo Cruz), Petrobras e Apex-Brasil (Agenzia Brasiliana per la Promozione delle Esportazioni e degli Investimenti).
Non è turismo diplomatico. È un riposizionamento globale — e avviene in un momento di rara rilevanza storica: alla vigilia dell’entrata in vigore dell’Accordo Provvisorio di Commercio tra il Mercosur (blocco economico formato da Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay) e l’Unione Europea, prevista per il 1° maggio 2026.
Barcellona: il cuore dell’articolazione progressista internazionale
Il viaggio è iniziato a Barcellona. Il 17 e 18 aprile, Lula ha partecipato al 1° Vertice Brasile-Spagna e alla 4ª edizione del Forum Democrazia Sempre — un’iniziativa creata nel 2024 su proposta congiunta di Lula e del primo ministro spagnolo Pedro Sánchez.
Il forum si struttura su tre assi: il rafforzamento del multilateralismo (l’idea che i grandi problemi globali debbano essere risolti attraverso la cooperazione tra paesi, e non in modo unilaterale), la lotta alle disuguaglianze e il contrasto alla disinformazione. In questa edizione, ha riunito circa 15 capi di Stato e di governo, tra cui i presidenti di Sudafrica, Colombia, Indonesia, Messico e Uruguay.
Sánchez è uno dei principali sostenitori, all’interno dell’Unione Europea, dell’attuazione rapida dell’accordo commerciale con il Mercosur. La scelta di Barcellona come punto di partenza non è stata casuale: la Spagna è l’ottava maggiore partner commerciale del Brasile, con un interscambio commerciale di 12,6 miliardi di dollari nel 2024, e conta più di mille aziende che operano in territorio brasiliano.
L’agenda a Barcellona è servita anche per ampliare il sostegno internazionale alla candidatura dell’ex presidente cilena Michelle Bachelet alla carica di Segretaria Generale dell’ONU (Organizzazione delle Nazioni Unite) — un ulteriore segnale dello sforzo brasiliano di agire su molteplici fronti della politica globale simultaneamente.
Lo sfondo di tutto il viaggio: l’Accordo Mercosur–Unione Europea
C’è un filo che attraversa ogni riunione, ogni discorso, ogni stretta di mano di questo viaggio: l’Accordo Provvisorio di Commercio tra il Mercosur e l’Unione Europea, confermato per entrare in vigore il 1° maggio 2026 — appena undici giorni dopo il ritorno di Lula in Brasile.
L’accordo conclude più di 26 anni di negoziati. In termini pratici, prevede l’eliminazione delle tariffe — cioè delle tasse applicate all’ingresso dei prodotti in un altro paese — sul 95% delle esportazioni brasiliane verso il mercato europeo, e la riduzione graduale delle tasse sul 91% dei prodotti importati dal Mercosur. Per il Brasile, il governo stima un impatto di 37 miliardi di real sul PIL (Prodotto Interno Lordo, la somma di tutto ciò che il paese produce) e 13 miliardi di real in nuovi investimenti.
Spagna, Germania e Portogallo — esattamente i tre paesi di questo viaggio — sono stati tra i principali sostenitori dell’accordo all’interno dell’Unione Europea. La visita non è una coincidenza di agenda. È la raccolta diplomatica di un processo durato decenni.
È importante sottolineare una precisazione tecnica: ciò che entra in vigore il 1° maggio è l’applicazione provvisoria del cosiddetto pilastro commerciale dell’accordo — non la versione piena e definitiva del trattato, che dipende ancora dalla ratifica in tutti i parlamenti europei ed è in fase di analisi presso la Corte di Giustizia dell’Unione Europea. Ciononostante, gli effetti concreti iniziano immediatamente, con riduzioni tariffarie che rappresentano una trasformazione reale nelle relazioni economiche tra i due blocchi.
Hannover: industria, tecnologia e il futuro economico
Domenica e lunedì (19 e 20 aprile), Lula si trova a Hannover, in Germania, per partecipare all’apertura della Hannover Messe 2026 — la più grande fiera industriale del mondo — accanto al cancelliere tedesco Friedrich Merz. In questa edizione, il Brasile è stato scelto come paese partner ufficiale dell’evento, occupando un padiglione di 2.700 metri quadrati con più di 140 aziende espositrici organizzate in sei aree tematiche: automazione e robotica, idrogeno, biocarburanti, intelligenza artificiale, innovazione in salute e sostenibilità energetica.
Oltre alla partecipazione alla fiera, Lula si riunisce con Merz nell’ambito della 3ª Riunione di Consultazione Intergovernativa di Alto Livello tra Brasile e Germania — un meccanismo diplomatico che Berlino mantiene con pochissimi partner al di fuori dell’Unione Europea, il che di per sé è già un segnale dell’importanza strategica attribuita al Brasile. Sono previsti circa dieci accordi bilaterali in aree come difesa, infrastrutture, intelligenza artificiale, bioeconomia (lo sfruttamento economico di risorse biologiche rinnovabili), finanza climatica e cooperazione tecnologica.
La presenza brasiliana come paese partner della Hannover Messe segnala qualcosa di rilevante: il Brasile torna a essere visto come attore economico strategico, e non solo come esportatore di materie prime. Il governo inquadra la partecipazione come parte dell’agenda di reindustrializzazione del paese — battezzata Nuova Industria Brasile — e come messaggio concreto al mercato estero che il paese cerca attivamente investimenti in tecnologia e innovazione.
Lisbona: storia, politica e ciò che deve ancora venire
L’ultima tappa è Lisbona, Portogallo, il 21 aprile, data in cui Lula rientra anche in Brasile. Il presidente ha incontri con il primo ministro Luís Montenegro e con il presidente António José Seguro, entrato in carica nel marzo 2026. Sarà il primo incontro tra i due leader.
L’agenda prevede cooperazione in scienza, tecnologia e innovazione, oltre a temi sensibili per entrambi i paesi: la nuova legge sulla nazionalità portoghese — che colpisce direttamente i circa 500.000 brasiliani registrati in Portogallo, la seconda più grande comunità brasiliana all’estero, seconda solo a quella che vive negli Stati Uniti — e questioni di pace e sicurezza internazionale.
Il Portogallo non è solo un partner affettivo. È un ponte strategico tra il Brasile e l’Europa, e un interlocutore privilegiato all’interno della CPLP (Comunità dei Paesi di Lingua Portoghese), l’organizzazione che riunisce i paesi che hanno il portoghese come lingua ufficiale e che nel 2026 compie 35 anni di esistenza.
Tra barbarie e cooperazione
La presenza di Lula in questi spazi rivela una disputa già in corso. Da un lato, progetti autoritari, nazionalisti ed escludenti. Dall’altro, un tentativo — ancora pieno di contraddizioni — di ricostruire cooperazione internazionale, diritti sociali e un qualche orizzonte comune.
Barcellona, Hannover e Lisbona non sono solo destinazioni. Sono territori di questa disputa.
E il Brasile, dopo anni di isolamento, è tornato a occupare un posto che era stato abbandonato: quello di attore politico globale.

