09 Marzo 2026
L’alleanza Epstein sta perdendo la guerra

Di Fulvio Rapanà
Netanyahu ha spinto Trump in questa guerra con un errore clamoroso già il primo giorno: l’assassinio di Ali Kamenei il secondo uomo più importante della fede sciita dopo Al Sistani a Najaf, una operazione per nulla difficile perché si è fatto trovare dentro casa li dove l’avrebbero cercato con certezza perché voleva morire da martire così come prevede la religione sciita. Un idiota? Per i nostri parametri certamente si per loro no. E’ come se avessero assassinato Papa Francesco. Otto anni fa sono stato in Persia e mi ha colpito che lungo le strade che dagli aeroporti porta alle città c’erano grandi cartelloni con le foto dei martiri, soldati morti per la patria. Da noi non frega niente a nessuno.

Uccidere l’Ayatollah è stato un errore madornale da parte di due leader che, specializzati nell’assassinio innocenti, bambini e donne indifesi, ora si ritrovano le strade di Teheran piene di manifestanti che non inneggiano alla morte di Kameney ma a alla vendetta per il nuovo martire. Peggio ancora è avere mostrato la sua foto da morto un sacrilegio che per gli sciiti va lavato con il sangue.
Più si prolunga e più è possibile la sconfitta dell’Alleanza
Come scrive Scott River ex generale e ispettore statunitense presso l’ONU: “ La guerra è persa. Alla velocità con cui stiamo consumando le armi d’attacco e di difesa e le munizioni fra un paio di settimane saremo costretti a chiedere un negoziato per evitare guai peggiori sulla flotta che resterebbe praticamente indifesa e Israele che rischia di essere devastata”. Trump dice di tirare dritto e che potrebbe supportare la guerra anche per mesi: mente come quasi sempre gli succede, perché in segreto ha provato un abboccamento con un mediatore che si è sentito dire dal ministro degli esteri persiano: “sgomberate tutte le basi militari nel raggio di 3000 chilometri dai nostri confini e i criminali sionisti se ne devono andare ad eccezione dei religiosi ebrei che meritano rispetto, ospitalità e amicizia”. Non mi sembra proprio che stiano messi alla canna del gas!. In effetti per l’ Eisenhower Media Center già nelle scaramucce con gli Houthi gli americani avrebbero dovuto capire che le loro navi , portaerei comprese, sono estremamente vulnerabili ai nuovi missili terra mare montati su camion che sono difficilmente eliminabili. I persiani hanno una strategia semplice ma efficace saturano le difese con i droni e poi fanno partire i missili balistici che al 90% centrano il bersaglio e non c’è la possibilità di ridurre il rischio perché se non li intercetti i 20 droni produco il medesimo effetto distruttivo del missile. L’efficacia dell’azione persiana è confermata da un fatto di cui poco si è parlato perché su Israele è calata una forte censura. Lunedì 2 marzo un missile ha centrato in pieno un palazzo di Tel Aviv in cui era in corso una riunione di alti ufficiali dell’IDF convocata poche ora prima questo vuol dire che i persiani accedono a informazioni riservate e che già ora possono colpire quando e dove vogliono Israele. I persiani stanno inoltre distruggendo tutti i siti, aeroporti, basi militari e porti che nel Golfo Persico ha la flotta americana utilizza per rifornirsi di armi e carburante, ora devono tornare in India perché anche Cipro è insicura e il passaggio da Suez pure.
I media americani ancora tengono la gravità della situazione in ombra
La possibile sconfitta con la Persia può avere conseguenze devastanti per gli Stati Uniti ed Israele. L’opinione pubblica americana ha capito perfettamente che il loro governo prende ordini da Netanyahu, un po’ duri di comprendonio!!, che decide per loro cosa fare. Si è materializzato l’assurdo del romanzo Catch 22 (comma 22) di Joseph Heller in cui il protagonista, pilota americano, affitta la forza aerea al nemico , i tedeschi, per pochi soldi. L’informazione su cui stanno lavorando è che trumpone per 250 mln di $ ha prestato, concesso l’ utilizzo dell’aviazione e della marina statunitense a Miriam Adelson e al suo capo Netanyahu per due, tre giorni da utilizzare contro le Persia, il tempo di uccidere Kameney e i suoi alti ufficiali e il regime sarebbe crollato. Che Trump non ha capito nulla della Persia, come di quasi tutto quello che gli succede, e si è lasciato per soldi abbindolare da Adelson, e da suo capo, sta nella dichiarazione di Wilkok “Il presidente è molto sorpreso che gli iraniani non si siano ancora arresi”. Pensa un po!.
Gli Stati Uniti sono già quasi fuori dal medioriente
Ad oggi gli iraniani hanno colpito 27 basi e installazioni americane in medi oriente da Incirlik in Turchia, al Al Asad Iraq, la sede del comando della 5a Flotta a Juffair in Bahrain, e poi in Al-Udeid sede del comando generale USA in Qatar, Kuwait, il porto di rifornimento negli Emirati Arabi Uniti, Tel Aviv. Questa debacle logistica rappresenta il crollo definitivo della reputazione e della credibilità degli Stati Uniti nel Golfo dove i governi locali gli stanno dando avvisi di sfratto perché la loro presenza rappresenta un pericolo. Dopo l’attacco aereo di Israele a Doha di giugno, e l’appoggio incondizionato dagli USA al genocidio di Gaza gli stati del golfo hanno capito che o democratici o repubblicani gli Stati Uniti in medi oriente hanno un solo amico e alleato: Israele, loro contano solo in funzione di questo rapporto. Cinque giorni di guerra e miliardi di dollari di sistemi ultrasofisticati di difesa e approvvigionamento se ne sono andati in fumo costringendo la flotta e l’aviazione ad andare più lontano per rifornirsi e per far partire gli attacchi sulla Persia.
C’è una exit strategy?
Se la guerra è stata avviata senza motivi concreti e reali e con obiettivi generici è difficile avere una strategia di uscita dal pantano in cui si ritrovano. La posizione degli USA è tutta nelle mani di Israele sia all’inizio della guerra che alla fine e non permetterà mai agli USA di trattare una finta vittoria diretta con i persiani, che nemmeno gli USA possono permetterselo. Sarebbe la fine politica di Trump già prima delle elezioni di midterm. Trump aveva promesso in campagna elettorale e nel discorso di investitura di ripristinare l’influenza degli Stati Uniti nel mondo, ora dopo poco più di un anno di presidenza si ritrova senza veri alleati e praticamente fuori dal medi oriente. Quando, presto, negli USA ci sarà la consapevolezza che i persiani non perderanno e che bloccando Hormuz, non per la Cina, stanno soffocando l’economia i dolori per Trump e la lobby sionista che lo tiene al guinzaglio saranno acuti.
Israele se dovesse perdere l’appoggio di una possibile, ma non certa, prossima amministrazione americana e la consapevolezza che la Persia non è eliminabile potrebbe seriamente rischiare di crollare. Per questo molti analisti militari avvertono del rischio che come ultima possibilità possano usare una o più armi nucleari tattiche. Ecco perché nel precedente articolo scrivevo di “possibili conseguenze anche nucleari”. Questo implicherebbe l’intervento di Cina e Russia, difficilmente degli Stati Uniti la cui opinione pubblica già oggi è al 68% contraria all’appoggio di Israele , ancora meno vuole entrare in guerra con due superpotenze di stazza continentale. Sempre Ritter: “L’Iran deve solo aspettare e resistere il più a lungo possibile. Ha un territorio immenso con grandi città di milioni di abitanti mentre Israele è piccolo con solo due piccole città. E’ un obiettivo facile. Eppure nonostante la guerra a Gaza fosse dentro casa, l’enorme uso di bombe, e l’immenso distruzione provocata deliberatamente non sono riusciti a far arrendere Hamas. Ha mobilitato 100000 riservisti per invadere per l’ennesima volta il Libano, un piccolo stato di qualche milione di abitanti che non ha alcuna forza militare, come pensano seriamente di battere l’Iran a minimo 2000 chilometri di distanza con qualche centinaio di bombe. Una follia che potrebbe portare ad una forte crisi di Israele”. Sarà, come capita spesso, l’economia a far mettere giudizio prima agli americani e poi a europei e israeliani. La chiusura di Hormuz a tempo indeterminato lo può sostenere l’ Iran ma non l’occidente compreso gli Stati Uniti. I prezzi non solo dell’energia e dei carburanti ma di tutta l’economia mondiale stanno già salendo e gli esperti ipotizzano una inflazione da incubo 2026 al 4,2%.
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