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Von der Leyen vuole completare l’opera e affondare del tutto la UE

La rielezione della Von der Leyen alla luce della prova del primo mandato

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Aree di crisi del mondo n. 208 del 21-7-24

La rielezione di un presidente di commissione europea fallimentare come Ursula VdL non ci ha stupiti più di tanto.

Le tendenze masochiste e suicide della attuale classe dirigente europea erano già note e la rielezione di Von der Leyen persegue gli stessi obiettivi del primo mandato, la distruzione economica, la deindustrializzazione spinta, la riduzione dei diritti sociali, la diminuzione delle sovranità nazionali, l’isolamento progressivo del “vecchio continente” rispetto al resto del mondo, l’asservimento agli USA, la contrazione degli spazi di democrazia e libertà di espressione degli individui nella UE, arrivare ad un conflitto con la Russia.

La mia valutazione si basa sulla situazione economica e politica della UE durante e al termine del mandato della Von der Leyen.

Due sono stati i momenti significativi del suo mandato la gestione della pandemia da covid19 e il cammino che ha portato allo scatenarsi di un conflitto aperto tra NATO e Russia per interposta Ucraina.

Pandemia o giro di affari?

La gestione della Pandemia ha visto il ruolo accentratore della commissione europea prevaricare i governi nazionali, la gestione dei contratti sui vaccini è oltretutto uno scandalo che ha assunto propri due giorni prima della sua riconferma una valenza di giustizia per la sentenza della Corte di Giustizia Europea che ne ha condannato l’operato imponendole di rendere pubblici i documenti sugli accordi con le case farmaceutiche per i contratti di fornitura a cui lei si è sempre opposta, abusando del suo potere, inoltre ha posto l’accento sulla mancata presentazione di documentazione sulla mancanza di eventuale contrasto di interessi tra la commissione negoziante e le case farmaceutiche stesse.

Una serie di violazioni gravissime che in tempi e Paesi normali porterebbero non solo alle immediate dimissioni ma anche all’abbandono della politica, nella attuale UE invece portano i media ad ignorare lo scandalo e il soggetto reo delle violazioni ad essere rieletto.

https://curia.europa.eu/jcms/upload/docs/application/pdf/2024-07/cp240113en.pdf

La denuncia alla Corte di Giustizia parte dalle richieste di accesso ai documenti fatta da parlamentari europei e privati cittadini ai quali la Commissione oppose un muro di gomma ed impedì l’accesso alle documentazioni.

Le procedure stesse mediante le quali si arrivò agli accordi sono apparsi fumosi e non chiari.

Non sono questioni di poco conto viste le cifre miliardarie sulle quali si stava trattando.

Questo insieme a molti altri aspetti gestionali che sono sempre apparsi tardivi e inefficaci rispetto alla diffusione del virus.

Oltretutto la cosa che più mi terrorizza di questa “classe dirigente” è l’assoluta mancanza di autocritica.

Il cammino verso la guerra.

L’aspetto terrorizzante della gestione Von der Leyen riguarda la serie di eventi che precede l’esplodere del confitto aperto, quando si poteva fare la differenza e bloccare la catena di eventi innescata dalla richiesta di ingresso dell’Ucraina nella NATO.

La UE sotto la sua gestione si è dimostrata assolutamente miope nei confronti delle politiche USA, volte a danneggiare economicamente la UE, in particolar modo la Germania, al fine di innescare un travaso di industria al proprio interno.

La necessità di ricreare una base industriale forte negli USA è la questione cardine delle politiche statunitensi, iniziate con la amministrazione Trump e proseguita nella gestione Biden.

L’impianto della legislazione sul carbon neutral e green, inseriti nell’inflaction reduction act, proprio nell’immediato periodo successivo allo scoppio del conflitto, crea gli incentivi legali, burocratiche fiscali e finanziari per attirare l’industria europea verso i territori degli States.

Per questa finalità gli USA dovevano creare alcuni presupposti nella UE, instabilità ed insicurezza, costi energetici elevati, eccesso di burocrazia, maggiori incentivi rispetto alla UE.

Il tutto è stato ottenuto con le campagne volte a spingere la Commissione UE a varare regolamenti che penalizzavano la competitività delle imprese europee gravandole di costi e obblighi crescenti, causando una impennata insostenibile dei costi energetici, anche avendo inserito nelle politiche energetiche UE, la borsa di Amsterdam, TTF, gestita da società statunitense. https://borsaefinanza.it/ttf-cose-e-come-funziona-borsa-di-amsterdam-gas-europeo/

La Commissione della Ursula mai ha agito contro la speculazione che ha messo in ginocchio interi comparti industriali, abbiamo già spiegato in altri articoli il meccanismo perverso di questa dissennata gestione e non credo sia il caso di tornarci.

La distruzione operata dagli Usa del North Stream 2 ha causato la perdita di una strategica dorsale energetica e nessuno dalle parti di Bruxelles ha battuto ciglio.

Il 2021 è stato un anno cruciale per il conflitto, che vide l’Ucraina abbandonare ogni remora e spostare l’esercito verso est in piena violazione degli accordi di Minsk 1 e 2 ( gennaio febbraio 2021) https://www.youtube.com/watch?v=ySlrV5c8OLg in questo video di inizio marzo 2021 analizzavo appunto i rischi di questi spostamenti.

Le autorità europee, sollecitate da Mosca, sostennero sempre, invece, l’operato di Kiev, causando il precipitare degli eventi.

Il ruolo storico che avrebbe invece dovuto ricoprire la Commissione europea, se fosse stata coerente con i principi fondanti della UE, avrebbe dovuto essere improntato a impedire il ricrearsi di condizioni favorevoli ad un conflitto, disinnescando ogni detonatore ed invece Ursula diede fuoco alle micce, si recò a Kiev e affermò che l’Ucraina non stesse violando in alcun modo i trattati di Minsk, cosa che era palesemente falsa agli occhi di un cieco.

La gestione del conflitto

La primissima fase del conflitto segnò le sue sorti.

La UE mise in campo, una serie infinita di sanzioni contro la Russia, palesando oltretutto che tali misure fossero state preparate da tempo, alla faccia delle dichiarazioni di sorpresa per l’invasione.

Tali sanzioni vennero presentate come risolutive contro la Russia.

Ursula stessa proclamava che le industrie russe fosse totalmente ferme a causa delle stesse.

Dichiarazioni totalmente immotivate e sbugiardate dai fatti successivi.

Tutto l’impianto propagandistico e la retorica supportato dalla Commissione guidata dalla Von der Leyen è stato smentito in maniera atroce dai mesi che si susseguivano, con una Russia che non solo produceva, ma che produceva il triplo rispetto a prima, che non crollava economicamente, ma che invece vede il suo PIL crescere più del 3% https://interfax.com/newsroom/top-stories/104339/#:~:text=The%20forecast%20for%20growth%20in,for%202026%20from%201.6%25%20previously.

L’impianto sanzionatori messo in piedi con la gestione Ursula, ha avuto effetti pesanti e depressivi per la nostra economia e del tutto marginali su quella russa.

Come oltretutto era prevedibile essendo un paese esportatore la Russia.

Il ruolo attivo della UE nella fornitura di armi, poi, rappresenta una novità per una istituzione che non ha assolutamente il compito di occuparsi di eserciti e forniture di armi, eppure si è arrogata il diritto di prelevare i fondi per la pace e usarli per comprare armi, impegnarsi in prima persona per ricercare armamenti e munizioni in giro per il mondo, sostenere in maniera continua uno dei paesi in conflitto.

Le dichiarazioni dei membri stessi della commissione, Borrell ed altri o le sue stesse ci hanno resi parte in causa, facendoci perdere quella terzietà necessaria per poter mediare un accordo di pace.

Ci ha di fatto portati ad un passo dal conflitto diretto. Con i propositi manifestati per il nuovo mandato di creare un commissario alla difesa, ruolo che la UE non solo non ha ma che nemmeno è inserito in alcun trattato, Madame von der Leyen assume a se ruoli che non ha.

Non ho visto nemmeno un accenno di autocritica alla infinita sequenza di tragici errori commessi, di scuse per le falsità proclamate e nemmeno per gli abusi commessi e chiariti da pronunciamenti della Corte di Giustizi europea.

Ci ha portati col primo mandato sull’orlo del baratro e ora col secondo ci vuole fare compiere alcuni passi avanti.

Non sono mai stato un fan di Ilaria Salis, ma ho di certo apprezzato l’autonomia con cui ha scelto di non votare questo scempio di secondo mandato alla Von der Leyen prendendo una posizione differente dalle indicazioni del partito che l’ha messa in lista.