30 Marzo 2025
L’omicidio di Angelo Vassallo, la scena del crimine
Per individuare l’autore di un omicidio ci si può affidare alla formula come+perché = chi.
Il movente (perché) può essere individuato dallo studio della scena del crimine e dalla vittimologia.

Di Pierdomenico Corte Ruggiero
Con lo scopo di continuare ad analizzare la vicenda dell’omicidio di Angelo Vassallo e l’accusa nei confronti del colonnello Fabio Cagnazzo, questa settimana proviamo ad analizzare la scena del crimine.
Senza pretese e presunzione.
Per individuare l’autore di un omicidio ci si può affidare alla formula come+perché = chi.
Il movente (perché) può essere individuato dallo studio della scena del crimine e dalla vittimologia.
Lasciando a future analisi la vittimologia approfondiamo il come.
Il punto dove viene ucciso Angelo Vassallo si trova lungo una strada non molto larga ed in salita.


Una strada a quasi esclusivo traffico locale.
Poco lontano un centro sportivo ed una abitazione.

La vettura del Vassallo viene trovata nel senso opposto a quello di marcia. Con il freno a mano tirato.

Qui la prima considerazione. Perché la vittima si ferma contromano?
Non sembra una manovra evasiva o di emergenza.
Forse trova una vettura ferma sul lato destro. Perché però non completa il sorpasso per rientrare a destra?
Dopo aver fermato l’auto e aver inserito il freno a mano probabilmente inizia a parlare con qualcuno.
Il finestrino è aperto.
La discussione degenera e partono dei colpi di pistola. Molti, forse troppi.
Il corpo di Vassallo viene ritrovato diverse ore dopo. Come è possibile accertare la strada è stretta e l’auto è contromano.

Possibile che non sia passato nessuno? Possibile che non sia stata notata l’anomalia della posizione dell’auto e de corpo?
Nel 2011 il quotidiano “Il Messaggero” cita la testimonianza di una persona che avrebbe visto un uomo e una donna fermi per diverso tempo nel punto dell’agguato.
Una testimonianza importante. Che sottolinea l’anomalia.
In un delitto pianificato, da “professionisti” secondo la Procura, l’esposizione del killer è minima ed è attenta anche la scelta della modalità dell’omicidio.
Nel caso dell’omicidio Vassallo invece aspettano per diverso tempo ai lati della strada sul lato opposto a quello di marcia. Complicando la dinamica ed esponendosi al rischio di essere visti.
Se dal come è possibile ricavare il perché sono necessarie alcune riflessioni.
Se Angelo Vassallo doveva morire per impedirgli di dire qualcosa questa sembra la dinamica meno coerente.
Ad esempio nel caso dell’omicidio di Mauro Rostagno gli assassini si nascondono per poi agire appena l’auto si ferma. Prima colpi di fucile per fermare la vittima che poi viene “finita” a colpi di pistola. Un delitto con alcune imperfezioni ma che segue la logica dell’agguato.

Nel caso Vassallo i colpi mortali sembrano preceduti da una discussione. Un chiarimento.
I molti colpi sparati possono spiegarsi con una reazione emotiva rabbiosa.
Chi si reca all’incontro con Vassallo ha certamente intenzioni violente tanto da portare una pistola. Ma ripetiamo più che un agguato potrebbe essere una discussione finita male.
Resta anche un’ipotesi residuale e di bassissima attendibilità ma che è giusto elencare. Vassallo potrebbe aver visto dei soggetti che si trovavano in quel luogo non per lui ma comunque per attività non lecite.
Le modalità dell’omicidio sono strettamente legate alle accuse nei confronti del colonnello Cagnazzo.
Viene accusato di gestire un traffico di droga e Vassallo viene ucciso, sempre secondo la Procura, per evitare che potesse denunciarlo.
Omicidio premeditato e pianificato quindi. Eppure la dinamica sembra indicare altro.
La pianificazione sembra mancare e le modalità non sembrano indicare professionisti.
Troppi tasselli di questa vicenda hanno colori sbiaditi e si prestano a molteplici interpretazioni.
Di certo abbiamo solo una vittima e un servitore dello Stato in carcere da cinque mesi.
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